Un legame che va oltre la creatività
Valentino Garavani, icona indiscussa della moda internazionale, ci ha lasciati a 93 anni, dopo una vita trascorsa tra atelier, passerelle e creazioni senza tempo. Ma chi lo conosceva davvero sa che, al di là dei riflettori, il suo cuore batteva soprattutto per un’altra “creazione”: i suoi amati Carlini. Per lo stilista, quei piccoli cani dal muso schiacciato non erano semplici compagni: erano il centro stabile e affettuoso della sua quotidianità.
“I miei cani sono più importanti”
Questa frase, pronunciata nel documentario Valentino: The Last Emperor, sintetizza un pensiero che lo stilista ha sempre espresso apertamente. Per lui, il lavoro poteva attendere, ma il benessere dei suoi cani no. In casa, in sartoria, in viaggio: i Carlini facevano parte di ogni momento, condividendo successi, pressioni e gioie della sua vita.
Non solo mascotte, ma protagonisti
I Carlini non erano semplici presenze decorative. Li ritroviamo perfino nella locandina del film The Last Emperor, come a ricordare che la sua storia personale non si può raccontare senza di loro.
Nell’atelier, sbucavano da sotto i tavoli da lavoro, passeggiavano tra tessuti e manichini e accompagnavano Valentino nelle fasi più delicate della creazione di un abito. Le modelle li ricordano come presenze “di casa”, che rendevano l’atmosfera più umana e meno patinata.
Dalla vita privata al brand
L’affetto per i suoi Carlini era così grande da influenzare anche il suo lavoro. Nel 1986, Valentino dedicò una linea giovane a uno dei suoi Carlini preferiti: Oliver. Il logo includeva persino la silhouette del cagnolino, un omaggio raro e tenerissimo nel mondo dell’alta moda.
Un’eredità fatta di amore e dedizione
La storia di Valentino e dei suoi Carlini è il ritratto di un uomo che, oltre alla genialità creativa, ha coltivato un amore quotidiano, semplice e autentico.
Un legame che ha attraversato la sua carriera e la sua vita privata, e che oggi rimane come simbolo di un affetto puro: quello tra un uomo e i suoi cani.